Alcune interessanti curiosità sul Benevento

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Dall’origine del soprannome "streghette" passando per l’indimenticato Oronzo Pugliese

Il calcio in Italia è uno sport che suscita grande interesse grazie anche alle tante storie extra-campo che è in grado di regalare. Se le storie che hanno a che fare con l’esito di una partita o di un campionato sono indubbiamente le più entusiasmanti, guai però a tralasciare le curiosità che ruotano attorno a una squadra, che possono offrire uno spaccato sportivo intrigante. Perché mentre è semplice per un tifoso saper elencare l’11 titolare, la rosa a disposizione e i trofei vinti, è meno semplice ricordare alcuni aneddoti che hanno fatto la storia. Prendiamo il Benevento: quanti tifosi sanno per quale motivo i calciatori giallorossi sono soprannominati “streghette”? Probabilmente non molti. Ecco perché ve lo spiegheremo qui, oltre a raccontarvi altre particolarità della formazione di casa al Ciro Vigorito. 

Longobardi, lontano Medioevo e leggende popolari

Il soprannome streghette ha un’origine molto antica, risalente addirittura al Medioevo. Nell’area di Benevento i Longobardi durante la loro dominazione erano soliti officiare, presso il fiume Sabato, riti di stregoneria. Non solo: secondo alcune leggende popolari ancora oggi molto in voga tra i beneventani il loro territorio per secoli è stato abitato dalle janare, donne all’apparenza normali che hanno stretto un patto con il maligno, che di notte, con il favore delle tenebre, uscivano di casa e muovendosi con le loro scope volanti si presentavano dalla famiglia che doveva essere sacrificata. 

Il film "L'allenatore nel pallone" in un certo senso lo si deve a lui!

Un’altra interessante curiosità sul Benevento riguarda gli allenatori. In oltre 90 anni di gloriosa storia giallorossa se ne sono ovviamente succeduti tantissimi, il più famoso dei quali è senza dubbio Oronzo Pugliese. Conosciuto da tutti come il Mago di Turi per la sua capacità di vincere partite sulla carta complicate, soprattutto perché dirette da arbitri non certo impeccabili (un po' come accade ancora oggi, quando nemmeno con l’introduzione del VAR si hanno arbitri perfetti come quelli dei videogiochi più famosi), Pugliese fu un "uomo da panchina" rude e allo stesso tempo scaramantico. Insomma una personalità indimenticabile, che tra l’altro fu di ispirazione a Lino Banfi per la creazione del suo più famoso personaggio del grande schermo, ossia quell’Oronzo Canà de il film "L'allenatore nel pallone" che ancora oggi è un must della commedia all'italiana.

Uno sponsor storico per un trionfo storico

Il Benevento per molti anni ha avuto tra i suoi principali sponsor lo Strega. Questo digestivo prodotto a partire dal 1860 e composto da 70 erbe, tra cui finocchio e menta, celebrò con una bottiglia ad hoc la promozione in Serie A del giugno 2017 della formazione allora allentata da Baroni, dopo la vittoria per 1 a 0 ottenuta contro il Carpi. Curiosità nella curiosità: i giallorossi sono stati la prima squadra italiana a centrare la promozione in A da debuttanti nel torneo cadetto. Una soddisfazione che non è durata molto, visto che l’anno dopo classificandosi al 20° posto sono retrocessi nuovamente in B. Chi ha vissuto (da spettatore) quel campionato ricorda bene come, soprattutto all'inizio, c'erano grandi possibilità per raggiungere l'obiettivo salvezza.

La prima società calcistica della città

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Prima che il Benevento Calcio vedesse la luce, ci furono altri esperimenti sportivi che qui è necessario menzionare. Il più importante di questi è del 1929: fu in quell’anno che nacque la prima società calcistica della città chiamata Società Sportiva Littorio Benevento che indossava già allora i colori giallorossi. Essa fu fondata da Francesco Minocchia insieme ad alcuni ragazzi del posto e aveva sede presso il rione Libertà, per nulla distante dal Vigorito, stadio che oggi ospita le partite disputate in casa dalle streghette. Tra i risultati più importanti ottenuti c'è un ottavo posto nel girone E della Serie C stagione 1936-1937 e l'aver partecipato alle qualificazioni per la Coppa Italia, senza però aver fatto molta strada. Questo fatto, non visto positivamente dalla dirigenza, portò l'allenatore Mario De Palma a lasciare la panchina a Giuseppe Cavanna.  

 

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