Benevento, cosa non ha funzionato quest'anno?

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La discesa in B dei giallorossi spiegata attraverso i numeri

Qualcuno potrebbe sostenere, anche giustamente, che i sogni per definirsi tali devono essere di breve durata, e quel qualcuno di certo non è il Benevento! Il sogno dei giallorossi chiamato Serie A è durato troppo poco, l’arco di una sola stagione, e questo non era nelle previsioni. A causa del terzultimo posto conquistato, la società, la squadra e la tifoseria, che speravano di restare nel gotha del calcio italiano ancora per qualche anno, si sono risvegliate in B. Il mondo è crollato addosso al Benevento, per certi versi inaspettatamente. Perché diciamo questo? Seguiteci e lo scoprirete, oltre a capire ovviamente cosa non ha funzionato nella squadra di Inzaghi.  

Dall’illusione 10°posto all’inizio di un incubo senza fine

Quel 10° posto conquistato dal Benevento a metà dello scorso campionato, dopo aver battuto 2 a 0 l’Udinese alla 14a giornata, aveva illuso un po' tutti, non solo i tifosi ma anche quegli esperti di calcio che davano già per salvi i giallorossi. Un’illusione durata lo spazio di 4 partite – precisamente fino alla sconfitta per 4 a 1 con l’Atalanta – che con il passare del tempo si è trasformata in un incubo. Ma come si è arrivati a tanto? Per motivazioni legate all’attacco e alla difesa. Una precisazione prima di spiegare tale affermazione: le colpe, che sono state tante, non possono essere attribuite ai singoli calciatori bensì al gruppo. Se sul banco degli imputati facessimo per esempio accomodare Sau, che là davanti non ha per nulla inciso anche se in campo ce l'ha messa tutta, e non è scontato visto che ci sono colleghi di reparto che nonostante i mezzi a disposizione storicamente hanno dato pochissimo, vedi l'eccentrico campione Mario Balotelli, sbaglieremmo. Sau avrà certamente le sue colpe, ma è tutto l'attacco che non ha girato, risultando assai sterile. Non lo diciamo noi, ma lo dicono i numeri: 40 reti segnate sono state troppo poche per poter coltivare speranze di permanenza in Serie A. Se prendiamo il Crotone, penultimo, e il Torino, quartultimo, scopriamo che ne hanno segnate rispettivamente 45 e 50. E il Crotone – lo ricordiamo – è finito in B proprio come il Benevento! Di sicuro il fatto che i giallorossi abbiano segnato solo 9 goal nei primi 30 minuti di ogni gara testimonia come a livello di approccio alle sfide qualcosa non ha funzionato. A incidere in negativo ci sono poi i goal subìti: 75. Per ben 75 volte la squadra di Inzaghi ha visto la rete della propria porta venire bucata dagli avversari. Decisamente troppo. Tale “crescendo rossiniano”, di cui purtroppo c’è poco di cui vantarsi, ha avuto inizio dopo la partita persa per 2 a 0 contro il Milan, si è interrotto con la vittoria (a sorpresa) per a 1 a 0 contro la Juventus ed è ripreso fino al termine del campionato. A niente sono serviti i 502 falli commessi dal Benevento per fermare l’emorragia là dietro, che ha avuto nel centrocampo incapace di fare filtro uno dei principali responsabili.

Possesso palla ridotto ai minimi termini e pochi tiri nello specchio della porta

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Le streghe beneventane non hanno brillato nemmeno alla voce “possesso palla”, che risulta essere di 20' e 40' a partita. Questo dato fa riflettere, perché la squadra di Inzaghi disponeva comunque di buoni calciatori in grado di conservare la palla e di farla girare. Molto probabilmente la mancanza di concentrazione e soprattutto la voglia di sfruttare i lanci lunghi per velocizzare il gioco hanno fatto più male che bene al Benevento spesso costretto a raddrizzare le partite. La frenesia, che ha inevitabilmente impattato sulla manovra giallorossa, ha fruttato un bottino di soli 164 tiri nello specchio della porta. Bottino misero se si considera che un’avversaria diretta come il Torino è arrivata a un totale di 202. Purtroppo i numeri parlano chiaro, e i numeri che interessano il Benevento di quest’anno sono stati delle sentenze che hanno trasformato l’illusione 10° posto nell’incubo Serie B. La speranza è che tutto questo serva da lezione alle Streghe, che non vedono l'ora di far nuovamente parte del massimo campionato di calcio italiano.

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