Caso Foggia, tra gli altri deferiti anche De Zerbi e Iemmello

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Il denaro incassato con una serie di reati di natura fiscale sarebbe stato riciclato e utilizzato dal vicepresidente onorario del Foggia Ruggiero Massimo Curci «per il pagamento in nero degli stipendi» di calciatori e allenatori della squadra pugliese. Lo scrive il Gip di Milano nell'ordinanza di arresto per il commercialista, indicando tra i beneficiari - per una somma di 15.050 euro - anche l'attuale allenatore del Benevento Roberto De Zerbi. La circostanza emerge da una serie di appunti sequestrati al fratello di Curci. Il 27 giugno del 2016 il fratello di Curci, Nicola, inviava tramite cellulare alcune foto di una serie di fogli manoscritti. «Tali appunti - scrive il Gip Giulio Fanales - recano un elenco di sportivi tesserati con il Foggia calcio srl per ciascuno dei quali si indica l'importo di denaro consegnato, con dazione da intendersi avvenuta in contanti, stante l'assenza di ogni evidenza contabile». In totale sarebbero 12 i beneficiari del 'nero': oltre a De Zerbi - che ha allenato il Foggia tra il 2014 e il 2016 -, 8 giocatori ed ex - Enrico Guarna (avrebbe ricevuto 13.500 euro), Roberto Floriano (25mila), Alan Empereur (50mila), Pietro Arcidiacono (20mila), Cosimo Chiricò (due dazioni in nero, 15mila più 3.477), Vincenzo Sarno (14.055), Antonio Junior Vacca (24.568) e Pietro Iemmello (24.568) - l'ex vice allenatore Davide Possanzini (15.049) e i procuratori di Guarna (6mila) e di Empereur (7.500). Secondo il Gip, inoltre, proprio Curci parlando al telefono con un certo Vincenzo Croce della sua vicenda giudiziaria, non aveva negato di aver pagato dei soldi in nero. Ma, dice il gip, «si doleva delle contestazioni mossegli per la dazione: a suo dire, infatti, la diffusione sociale di tale fenomeno avrebbe dovuto far ritenere privo di disvalore il proprio comportamento».

LA DIFESA - Niente soldi in nero, solo bonifici bancari: hanno negato ogni responsabilità i giocatori ed ex giocatori del Foggia sentiti dagli investigatori che indagano sull'autoriclaggio e sulla bancarotta del vicepresidente onorario della squadra pugliese Curci. «Nessun contributo di verità è arrivato dalle sommarie informazioni assunte dalla polizia giudiziaria - scrive il Gip nell'ordinanza - Ogni calciatore sentito, infatti, pur avendo escluso di aver mai ricevuto parte della propria retribuzione in forma diversa dal bonifico bancario, non è stato in grado di fornire alcun tipo di spiegazione di fronte agli appunti manoscritti» trovati al fratello di Curci e contenenti l'elenco dei tesserati del Foggia beneficiari dei soldi in nero. La versione dei calciatori non convince affatto gli inquirenti, che parlano di «gratuite e vergognose» negazioni dell'evidenza e non escludono la possibilità di ulteriori iscrizioni nel registro degli indagati, non tanto per l'illecito fiscale quanto per il favoreggiamento personale di Curci. Proprio per questo gli investigatori della Gdf hanno avviato nuovi approfondimenti.

LA PRECISAZIONE DEL FOGGIA - Il Foggia in una breve nota a firma dei consiglieri di amministrazione Fedele e Francesco Sannella e del presidente Lucio Fares ha precisato: «La società avendo appreso da notizie di stampa dell'arresto dell'ex socio sig. Massimo Curci, nel ribadire la propria completa estraneità alle vicende giudiziarie che lo riguardano, precisa che lo stesso non riveste alcuna carica all'interno dell'organigramma societario e che la menzione dello stesso quale vicepresidente onorario ha valore meramente simbolico in virtù del ruolo avuto nel passato».

corrieredellosport

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